
Relatrici: Antonella Simone (introduzione), Ofelia Valentino e Aida Riolo
Stralci della relazione a cura di Anna M Goppion

La nostra socia Antonella Simone introduce il tema, a lei molto caro, del rapporto dei ragazzi con le nuove tecnologie, mezzi con i quali noi adulti siamo a disagio, che generano valori non condivisi e difficoltà di trovare un registro comune. Linguaggio e modalità di comunicazione dei social hanno livellato il tono verso il basso, rendendo sempre meno percepibili le differenze di estrazione sociale e classe.

Prende quindi la parola l’avv. Ofelia Valentino, che svolge la sua attività di difensore d’ ufficio davanti al Tribunale per i Minorenni, attività che le ha consentito di conoscere a fondo le problematiche dei minori coinvolti in procedimenti penali, approfondendo così la materia del diritto di famiglia e delle relazioni. Trattare con i ragazzi che commettono o subiscono reati, in presenza spesso di genitori disattenti, richiede una preparazione multidisciplinare che comprenda la neuropsichiatria infantile e la criminologia: ci si trova infatti di fronte a persone spesso prive di emozioni, con un passato di sconfitte e frequente uso di sostanze stupefacenti.
Sempre più spesso i reati penali minorili sono commessi da ragazzi provenienti da ambienti sociali della media e alta borghesia: a proposito di famiglie assenti con genitori rivolti completamente verso la propria carriera.

La realtà è diversa da quella descritta nella serie televisiva Mare fuori.
Può essere invece d’aiuto un docufilm girato da Ofelia Valentino e colleghi e proiettato al liceo Parini, in cui viene descritto il ruolo del difensore dei minorenni, come si apre il procedimento a loro tutela, quali sono gli elementi di rischio di cui tener conto.

Altrettanto preziosa la testimonianza di Aida Riolo, una lunga attività professionale presso l’Università Bocconi dove attualmente è Inclusion Service Manager, con il compito specifico di promuovere la più ampia inclusività presso l’ateneo. Fa piacere ricordare anche lo speciale legame del nostro Club con il padre della relatrice, Franco Riolo, che è stato socio fondatore del nostro Club nonché primo presidente.
Il recupero è possibile
. Tre sono le missioni dell’Ateneo: la formazione, la didattica, il benessere visto in relazione alla città e la società.
Per questa terza missione il tema scelto è stato quello delle carceri, a proposito del quale Aida Riolo racconta una storia che testimonia di una forte volontà di rinascita: la storia di un ragazzo carcerato per un reato commesso alle superiori che decide di frequentare il corso di laurea in Economia aziendale. Mentre studia mette le sue competenze al servizio del carcere; superato il triennio decide di proseguire con la magistrale. L’amministrazione penitenziaria gli concede l’art. 21 (semilibertà): la classe viene preparata a interagire con lui svolgendo un ruolo educativo e normalizzante e ne trae a sua volta benefici.
Il nostro studente consegue il master e trova un lavoro in un’azienda di largo consumo.
La sera torna ancora in carcere, ma ha un futuro.
