La nuova “normalità” digitale delle famiglie italiane e le sfide future
Relatore Massimo Donelli, giornalista di grande prestigio, è stato direttore di canali televisivi, fondatore della tv de “Il Sole 24 Ore”, è docente presso Università italiane e svizzere, è Senior media Consultant per Auditel.
Attraverso una serie di immagini, profondamente evocative e incisive il relatore ci accompagna in una riflessione su un tema di grande attualità e di grande impatto sociale.

E’ un' immagine estremamente emblematica che rimarrà impressa nella nostra memoria.
Ragazze e ragazzi, ognuno con uno smartphone o un computer, seduti in terra fuori dalla loro scuola quasi volessero sostenerla, o non abbandonarla, occupati con la Didattica a Distanza (DAD).

Una casa caratterizzata da diversi elementi digitali, una casa iperconnessa: molte delle nostre case, nel corso del 2020, hanno avuto una improvvisa svolta digitale.
Il relatore, nel commentare questa immagine, sottolinea come ci sia stato quasi un salto quantico, un grande balzo per cui un numero sempre più alto di italiani si è trovato improvvisamente a confrontarsi con un mondo ancora poco conosciuto, ma che ha imparato velocemente a governare. Aggiunge che non si tratta solo di un fenomeno tecnologico, ma piuttosto di un fenomeno di costume oltre che di apprendimenti, che ha reso molta parte della popolazione più consapevole riguardo ai contenuti multimediali.
L’Italia ha incrementato la visione della cosiddetta TV “fuori dal televisore”, intendendo con questo termine la visione di tutti quei contenuti televisivi di cui possiamo fruire anche bypassando la TV tradizionale, “il moderno caminetto” secondo la definizione che ne diede Umberto Eco.Il fenomeno è inarrestabile e in fortissima crescita, come certificato dal Rapporto Auditel- Censis che nel 2019 ha misurato i consumi televisivi “fuori dal televisore”.
L’elemento cardine su cui si basa il Rapporto è la Ricerca di Base condotta da Auditel, che intervista 20mila famiglie sette volte l’anno, per un totale di 41mila individui.
Il terzo rapporto Auditel-Censis analizza i dati relativi al periodo della pandemia e se, purtroppo, sono risultati 300mila i nuclei familiari nei quali uno studente o un lavoratore erano privi di possibilità di collegamento, per ben 24 milioni di persone c’è stato il battesimo on line durante il lockdown.

Nel 2019 ammontava a quasi tre milioni e mezzo il numero delle famiglie italiane che non disponevano di collegamento ad internet e che quindi sono state impossibilitate a svolgere qualsiasi tipo di attività online.
Sono le famiglie cosiddette “off”, ma con il rischio di diventare “out” essendo totalmente emarginate dalle dinamiche sociali in atto.
Non a caso la digitalizzazione del Paese è uno dei punti salienti del Recovery Plan, perché durante gli ultimi 24 mesi, avverte il relatore, ci sono stati grandi mutamenti nei consumi digitali delle famiglie e questi processi non sono più reversibili.
I device continuano a crescere, purché smart, e secondo i dati 2019, nelle case degli italiani sono presenti 112 milioni e 400mila schermi da cui è possibile seguire programmi/contenuti televisivi tradizionali o in streaming, 600mila in più rispetto all'anno precedente.
Gli smartphone si confermano al primo posto, con 44 milioni e 700mila apparecchi in uso. Seguono le TV, che sono 42 milioni e 700.000, anche come effetto del boom delle smart TV, che hanno raggiunto gli oltre 10 milioni (7 milioni e 700mila quelle effettivamente collegate) e sono possedute dal 34,7% delle famiglie italiane. Se alle smart TV si aggiungono i dispositivi esterni che permettono di collegarsi ad internet, si arriva ad un totale di 10 milioni e 400mila apparecchi collegati al web (+61,0% rispetto al 2018) per un numero di oltre 8 milioni e 300mila famiglie.
Si assiste inoltre a nuove forme di fruizioni dei contenuti: in particolare la modalità on demand, che comporta nuove abitudini di consumo, prevalentemente individuali e prevalentemente in mobilità.

A fronte del panorama descritto, il relatore sottolinea come l’insieme di questi processi abbia contribuito a definire “la nuova normalità digitale” delle famiglie italiane, che si manifesta sul piano professionale attraverso lo smart working, sul piano formativo con la DAD, rispetto al tempo libero con l’intrattenimento e in ultima analisi incide anche sul piano delle relazioni amicali e parentali.
Complessivamente- afferma- c’è un uso dei consumi televisivi più consapevole: non è più la TV che detta i tempi, ma sta avvenendo esattamente il contrario e ciò porta gli italiani a cimentarsi con una sempre maggiore personalizzazione del palinsesto attraverso l’ibridazione di device e contenuti, on e off line, gratuiti e on demand. La conseguenza è un’erosione degli ascolti della TV generalista.

Dunque un Paese considerato troppo anziano per correre verso un cambiamento si ritrova invece, in una grande maggioranza di casi, ad avere accettato, gestito e governato il cambiamento.
E' cresciuta di conseguenza la domanda di collegamenti sempre più veloci e parallelamente quella di contenuti di maggiore qualità.Si apre in questo senso, a giudizio del relatore, una finestra di opportunità molto importante legata al fatto che, a partire dal settembre 2021 e fino al 30 giugno 2022, ci sarà lo switch off verso una nuova tecnologia DVB-T2 per accedere alla quale sarà necessario sostituire il televisore in uso con una Smart TV.
Mentre, sotto la spinta dei giganti tecnologici, si è innescata una “nuova corsa all’oro” dove le nuove pepite sono quelle digitali.

La grande protagonista della scena televisiva è stata Netflix che con i suoi oltre 200 milioni di abbonati ha aperto la strada; dopo Netflix sono scesi in campo Amazon, Apple, Discovery ,Disney e Viacom in una competizione mondiale su contenuti di altissimo livello qualitativo. Ciascuno di questi soggetti dispone di immensi capitali, di una potenza finanziaria che gli consente di produrre contenuti di alta qualità: a questo proposito il relatore porta il seguente esempio: una puntata di una serie TV italiana arriva a costare sugli 800.000 €, a fronte di una puntata di “The Crown” su Netflix che ne costa 8.000.000, un ordine grandezza ben superiore con conseguenti risultati ben superiori!

Questi colossi dispongono anche di importanti strutture distributive (la piattaforma di cui si avvale Netflix è posseduta interamente da Amazon); il lockdown ha ulteriormente favorito la fruizione dei contenuti prodotti, consentendo il raggiungimento di capitalizzazioni di borsa vertiginose.
Per le piattaforme tradizionali ci sono varie conseguenze negative:
- la raccolta pubblicitaria su Internet ha superato quella realizzata dal circuito televisivo;
- l’aspetto assai critico legato all’elusione fiscale da parte dei giganti del web;
- i problemi legati alla trasparenza: al contrario delle TV tradizionali che si sottopongono alle misurazioni Auditel, i colossi dell'intrattenimento non si lasciano misurare e dobbiamo fidarci delle valutazioni che essi stessi dichiarano.
La televisione, fa notare il relatore, è tornata al centro della scena mediatica mondiale con l’affermarsi della “televisione fuori dalla televisione”. E supporta questa affermazione con una serie di dati: nel 2020 le visualizzazioni dei contenuti televisivi su device digitali sono aumentate del 63%, il tempo speso davanti ai device è aumentato del 130% e anche la pubblicità è cresciuta del 53%.
La sintesi è che la TV sta egemonizzando il Web ma, anche a causa della chiusura delle sale cinematografiche, sta egemonizzando pure il cinema.
In prospettiva dobbiamo aspettarci una crescita sempre più marcata dello streaming in modalità individuale (+ 400% entro il 2025); si prevede che il traffico dati sui nostri smartphone passerà da 7,2 Gb a 24 GB mensili, che il consumo di video crescerà costantemente del 30% l’anno per i prossimi 4 anni e varrà il 76% dell’intero traffico dati da mobile.
Lo streaming sarà sempre più una pratica quotidiana e cambierà ulteriormente il rapporto di forza tra i giganti del web e i broadcaster locali.

La relazione si chiude con una nota di ottimismo, perché se è vero che la pandemia potrà essere superata, è altrettanto vero che "niente sarà più come prima" e che l'epidemia sanitaria si lascerà dietro un Italia diversa, complessivamente più moderna e consapevole, in cui l'utilizzo delle nuove tecnologie potrà diventare la nuova normalità, naturalmente a patto che vengano colmati i profondi divari di opportunità tuttora esistenti fra quote significative di popolazione

