
Relatore: Dott. Alberto Cavalli DG della Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte.
Laureato in Scienze Politiche presso l’Università Cattolica di Milano, giornalista e scrittore, collabora stabilmente con numerose riviste ed è autore di saggi e contributi editoriali. Dal 2014 è titolare della cattedra di “Mestieri d’arte e bellezza italiana” presso il Politecnico di Milano. Nel 2016 diventa executive director della Michelangelo Foundation for Creativity and Craftsmanship. È curatore generale di Homo Faber Event.
Stralci della relazione a cura di Tiziana Orsini
Il relatore, Dott. Alberto Cavalli, apre il suo intervento introducendo la Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte: un’istituzione privata non profit, nata a Milano nel 1995, per volontà di Franco Cologni, che ne è il Presidente.
Svolge un'intensa attività scientifica e didattica collaborando con istituzioni culturali pubbliche e private di prestigio tra le quali SDA Bocconi, Politecnico di Milano, Creative Academy, La Triennale, FAI-Fondo Ambiente Italiano, Centre du Luxe et de la Création - Institut pour les savoir-faire français.
Il Cavaliere Franco Cologni è una figura leggendaria nel mondo del lusso, della cultura e della comunicazione: negli anni 70 ha creato in Italia la prima filiale di Cartier diventandone in seguito il Presidente e fornendo un prezioso contributo al gruppo Richemont anche per le altre maison del gruppo.
L’elenco dei titoli e riconoscimenti a Franco Cologni è lunghissimo, ma forse è interessante sapere che è laureato in lettere e filosofia e che ha iniziato la sua carriera come professore di storia del teatro; la passione per l’arte e la cultura lo ha sempre accompagnato nel collaborare con le più diverse maison ponendo al tempo stesso grande attenzione a coloro che attraverso il loro talento creano oggetti di rara bellezza.
Nella Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte si “fondono” dunque una grande passione per la bellezza e una profonda umanità attraverso la promozione di una serie di iniziative culturali, scientifiche e divulgative per la tutela e la diffusione dei mestieri d’arte.

Il nome “Mestieri d’Arte” è mutuato dal francese métieres d’art: nel 1979 il Presidente Valéry Giscard d’Estaing pone le basi di quello che oggi è l’Institut National des Métiers d’Art (INMA), prima istituzione in Europa ad assegnare ai migliori artigiani francesi il titolo di Maître d’art. Un’onorificenza che esalta un saper fare trasmesso di generazione in generazione, e davvero vitale per definire e preservare l’identità culturale di un Paese.
Il tentativo di Franco Cologni di replicare l’esperienza francese in Italia incontra purtroppo più di una perplessità presso la Camera di Commercio di Milano.
L’idea che l’artigianato non sia soltanto una attività di esecuzione, ma che sia un mestiere e un mestiere d’arte, che quindi richiede interpretazione, passione e competenza, dedizione, creatività era estranea alle istituzioni.
L’unica legge quadro in Italia per l’artigianato risale al 1985 (40 anni fa!); con la riforma del titolo V la competenza sull’artigianato è stata delegata alle regioni con la conseguenza che non sono mai stati definiti né tanto meno armonizzati i criteri attraverso i quali si osservano queste attività e le si tutelano.
La Fondazione Cologni con la massima umiltà e abnegazione viene quindi a colmare questo vuoto.
Il titolo di “maestro artigiano” è delegato in Italia alle Camere di Commercio laddove in Francia è il Ministero della Cultura che nomina i métieres d’art.
I mestieri d’arte sono qualcosa di più di un mestiere in quanto prevedono una trasformazione creativa e consapevole dei materiali: creatività, consapevolezza e cultura sono alla base di queste attività artigianali necessarie per creare quelle che sono le nuove forme della bellezza.

Viviamo in un paese come l’Italia che ci circonda di bellezza paesaggistica, architettonica, artistica e ne siamo talmente permeati che tendiamo a dare per scontato che tutta questa bellezza durerà per sempre.
Purtroppo la bellezza è fragile e ha bisogno di essere curata e rigenerata continuamente: gli artigiani sono fra coloro che con il loro talento rappresentano l’eccellenza del “made in Italy”.
Il lavoro artigiano è sicuramente spesso celebrato, ma il termine artigianale può avere una valenza diversa: infatti, se da un lato è legato ad una creazione di valore (i prodotti artigianali hanno un prezzo più alto) dall’altro il termine risulta quasi inflazionato (vedi i prodotti cosiddetti artigianali sempre più presenti nei supermercati).

Si crede spesso e a torto che i mestieri d’arte appartengano al passato legati all’attività delle botteghe rinascimentali dove passavano le arti, la creatività e dove tutti i lavori venivano eseguiti su commissione.
La nostra epoca è caratterizzata dal consumo veloce, ma il cliente dell’artigiano non è un consumatore in quanto richiede un prodotto specifico, non di massa.

La Fondazione Cologni da 10 anni ha in essere un progetto - "Una scuola, un lavoro –Percorsi di Eccellenza” per favorire il ricambio generazionale in questo settore.
Ogni anno finanzia 25 tirocini formativi per giovani artigiani e tre borse di studio: a seguito della pubblicazione di un bando vengono selezionati 25 ragazzi e ragazze laureati nelle migliori scuole italiane di arti e mestieri: i candidati devono presentare un progetto nel quale deve trasparire una forte motivazione, un grande desiderio di fare e di affermarsi.
Prima del tirocinio a bottega i ragazzi entrano in contatto con i loro maestri: a Milano, a spese della Fondazione, sono alloggiati in hotel della catena Star Hotels e partecipano ad una serie di mini master tra i quali:
- Gestione di una micro impresa a cura della SDA Bocconi
- Design e Personal Branding a cura del Politecnico di Milano
- Comunicazione digitale a cura dello IULM
Al termine di questo mese di formazione, i ragazzi iniziano 6 mesi di tirocinio (sempre a spese della Fondazione) fianco a fianco con un grande maestro artigiano; in 10 anni sono stati messi a bottega più di 300 giovani con una altissima percentuale di assunzioni e di auto imprenditorialità.
Per spiegare quali sono i rischi e le opportunità connesse a questa visione, il relatore si affida a delle metafore letterarie:

La prima fa riferimento alle parole pronunciate dalle streghe nel Macbeth: “Il bello è brutto, il brutto è bello”.
Queste parole possono rappresentare la profezia verso la quale stiamo andando: ciò che noi dovremmo considerare “bello” perché è artigianale, autentico, testimone di una tradizione e creatore di posti di lavoro è invece considerato “brutto” perché è costoso, impegnativo e richiede troppo tempo per essere compiuto.
Al contrario quello che noi dovremmo considerare “brutto” perché banale, kitsch, e frutto di un lavoro alienante viene invece considerato “bello” grazie a un marketing martellante e perché …. one size fits all …

La seconda metafora si richiama alla fiaba “La bella e la bestia” quando la minore delle tre figlie del ricco mercante invece di vestiti e gioielli chiede al padre una rosa: una rosa in pieno inverno, una rosa che avrebbe cambiato la loro vita.
Il messaggio del relatore è dunque che i ragazzi abbiano il coraggio di chiedere la loro rosa anche in pieno inverno.

Quando si parla di bellezza, continua il relatore, non si può non ricordare la celebre frase di Dostoevskij “la bellezza salverà il mondo” (forse) che in realtà nel romanzo è formulata nei termini di un interrogativo; anche noi - sostiene il relatore - dobbiamo porci la stessa domanda e, a seconda della risposta che ci diamo, l’esito cambierà.

L’ultima citazione riguarda Sant’ Ambrogio che, con sapiente pedagogia, trasmetteva la verità attraverso la bellezza dei suoi Inni. Ambrogio incanalava i suoi insegnamenti attraverso il canto con strofe brevi, ben ritmate grazie alle quali il popolo assimilava difficili verità teologiche.
Ecco che la bellezza diventa un modo per acquisire la verità.
Nell’interpretazione della verità e nella ricerca della bellezza la cultura gioca un ruolo fondamentale
Non può esserci vera commozione nei mestieri d’arte se non c’è anche una vera promozione culturale che ci permetta di comprendere il valore di queste azioni.
Si fa ancora fatica a far passare questo messaggio, ma il giorno nuovo verrà grazie a coloro che hanno questa visione e la perseguono nel concreto.
