Gioventù smarrita

- Restituire il futuro ad una generazione incolpevole -

 
 
Relatore: Prof. Vincenzo Galasso professore ordinario di Economia presso l’Università Bocconi di Milano.
 
Sintesi a cura di Tiziana Orsini
 
La Presidente introduce il relatore ricordando che il tema dei giovani è da anni suo oggetto di studio e di analisi e  già nel 2007 aveva affrontato il tema e i problemi dei giovani con un libro  “ Contro i giovani” ,scritto insieme a Tito Boeri.
Da allora Vincenzo Galasso ha continuato a raccogliere i problemi, le promesse, le proposte che si sono avvicendate, ha attraversato il Covid e proprio sul Covid ha sviluppato una lunga riflessione che lo ha portato ad un secondo libro : “Gioventù smarrita”.
Partendo dal fatto che il Paese presenta un’età media alta nei vari settori attivi, Galasso delinea quello che può essere un percorso per una generazione di giovani che vive questa nuove realtà e che ha anche incolpevolmente dovuto affrontare le restrizioni della pandemia in un momento particolarmente importante per la propria formazione e vita professionale.
La costruzione di un Indice di giustizia intergenerazionale è la premessa con la quale il relatore apre il suo intervento ricordando che la Bocconi è leader in un partenariato  - Age-it – del quale fanno parte Università, Enti di ricerca e Imprese che mettono a sistema le competenze per lo sviluppo di 10 diversi ambiti. 
I soggetti che partecipano al Partenariato Esteso Age-it sono complessivamente 27. Mission del progetto è fare dell'Italia il polo scientifico leader nella ricerca e un “laboratorio empirico” all'avanguardia sull'invecchiamento attraverso lo studio e sviluppo di soluzioni socioeconomiche, biomediche e tecnologiche. Si parte dai dati, purtroppo non particolarmente incoraggianti.
Il tasso di fecondità in Italia è tra i più bassi al mondo attorno a 1.2 – 1.3 (in buona compagnia con Spagna e Svizzera) e questa “piramide invertita”rappresenta un problema dal punto di vista economico, sociale e anche politico.
Per quanto riguarda i giovani, i numeri che spaventano maggiormente  sono quelli legati alla condizione giovanile e alla condizione del mercato del lavoro.
In Italia quasi un milione di persone in età compresa tra i 25 e i 30 anni sono NEET, giovani che dunque non esistono e che il professore definisce la gioventù di Peter Pan.
Se a questi sommiamo quasi un altro milione di persone tra i 30 e i 34 anni che non lavorano e consideriamo tutto lo spettro tra i 18 e i 35 anni arriviamo a quasi 3 milioni di NEET numero più alto in Europa. A questo dato si accompagna il dato delle persone presenti sul mercato del lavoro con numeri non meno deprimenti soprattutto se si considerano i contratti a tempo determinato in proporzione estremamente alta rispetto a chi ha un lavoro a tempo indeterminato.
Ciò crea una condizione di instabilità che inevitabilmente si ripercuote sul tasso di fecondità.
 
 
Questa situazione si è molto polarizzata nel corso degli anni: si va dalla “cosmopolitan elite” che frequenta Università come la Bocconi, formata da giovani che parlano diverse lingue e che a 22 anni hanno già vissuto in diversi paesi, fatto stage etc.. a una grandissima maggioranza che non ha assolutamente le stesse possibilità.
L’Italia è tra i paesi che ha il tasso di abbandono scolastico più alto d’Europa e, sottolinea amaramente il Professore, è  qui che perdiamo la battaglia civile di questo paese: i ragazzini che abbandonano le scuole a 12, 13, 14 o 15 anni non sono più recuperabili.
 
 
Questo fenomeno ha alte percentuali  nel Sud Italia, ma sta crescendo  anche nelle periferie urbane del Nord : una parte di questi giovani diventeranno NEET, ma un’altra parte andrà a creare un grave problema sociale che si presenterà tra qualche anno unitamente alle seconde generazioni di migranti che abitano le nostre periferie.
Il relatore prosegue con altri dati, non meno preoccupanti.
 
La fuga dei cervelli
 
 
Prima del Covid hanno lasciato l’Italia 69.000 giovani e, se nell’ambito della UE  è normale che tanti giovani vadano all’estero ad imparare, non è altrettanto scontato il loro rientro non essendoci purtroppo nel nostro Paese  le condizioni favorevoli né nel mercato del lavoro, né nella ricerca e, cosa ancora più grave, non c’è sufficiente consapevolezza della gravità del problema.
Non esiste tra i giovani, se non in parte sui temi ambientali,  un movimento di protesta che spinga le istituzioni e la società civile a farsi carico del problema.
 
 
Il Professore porta l’esempio del movimento femminile – premiato recentemente con il Nobel per l’economia a Claudia Goldin – che negli ultimi anni ha avuto una enorme spinta nel mondo del business e dell’economia. Lo stesso però non accade con i giovani: essere donna è una costante nella vita di una donna, non altrettanto essere giovani ....
Politicamente poi è molto difficile o molto penalizzante occuparsi del problema dei giovani con una visione strategica, mentre è molto più semplice accontentare un elettorato più anziano molto vasto e “single minded”(pensioni, sanità,  tasse sugli immobili...).
Qual è dunque il messaggio per raggiungere i giovani?
Alcuni tentativi fatti in  passato, quali il bonus cultura, App 18 si sono rivelati insufficienti  a causa delle varie sfaccettature che presenta il mondo giovanile, non solo in Italia.
Si sta affermando in Europa, continua il relatore,  il termine “demografia politica”nel senso che la demografia sta condizionando i cambiamenti politici, economici e sociali piuttosto che esserne condizionata.
In Italia nel 1970 il 30%  dell’elettorato aveva meno di 30 anni vs un  10% di over 65, nei primi anni 2000 queste due fasce di elettori erano percentualmente equivalenti per arrivare all’ oggi a parti invertite con oltre il 20% di elettori over 65 con l'aggravante che i giovani non vanno a votare: un esempio per tutti la Brexit dove è stata determinante l'assenza dei giovani al voto.
 
 
Nel libro “Gioventù smarrita” viene ampiamente sviluppato il tema del Covid -cartina di tornasole-  secondo il relatore, della visione che ha il nostro Paese del rapporto intergenerazionale.
Il messaggio che sin dall’inizio è stato dato ai giovani era che dovevano rinchiudersi per salvare i nonni e questo provvedimento è stato mantenuto anche quando è risultato chiaro come avvenivano i contagi e si sarebbero potuto allentare le restrizioni; in altri Paesi europei  come l' Olanda, il comportamento è stato l’esatto contrario.
La scelta operata nel nostro Paese ha avuto conseguenze molto pesanti sulla psiche dei giovani sia perché non tutti i nostri ragazzi avevano la possibilità di studiare a distanza sia perché hanno perso dei passaggi fondamentali della loro vita proprio  negli anni in cui si formano delle particolari emozioni, dalla rinuncia alle gite scolastiche, al festeggiamento dei 18 anni, all’esame di maturità…..
L’Italia purtroppo è stato il paese in Europa che ha chiuso di più la scuola operando delle scelte non basate su dati scientifici ad ulteriore dimostrazione della scarsa attenzione verso i giovani e senza che il tasso di mortalità risultasse più basso di quello degli altri paesi europei.
L’Italia è certo il paese occidentale più protettivo nei confronti dei propri figli, ma non lo è altrettanto nei confronti dei figli degli altri, dei giovani in quanto tali.
Questa combinazione di altruismo privato e di egoismo pubblico è diventata un freno molto forte alla crescita del paese e rappresenta una pesante ipoteca sul nostro futuro.
 
 
Il relatore ricorda una frase di Renzo Piano tutta rivolta al futuro:
 
“Sono i giovani che salveranno la terra. I giovani sono i messaggi che mandiamo ad un mondo che non vedremo mai. Non sono loro a salire sulle nostre spalle, siamo noi a salire sulle loro, per intravvedere le cose che non potremo vivere”
 
Non ci sono le condizioni, secondo il  Professore, affinchè i giovani riescano ad aiutarsi da soli: non hanno i numeri, non hanno la persistenza (dopo un po' non sono più giovani), non hanno la potenza economica e non sono rilevanti sotto nessun punto di vista.
Si può uscire da questa situazione solo se i senior di questo Paese sapranno essere più generosi nei confronti dei giovani;  dal punto di vista politico o di policy una possibile suggestione è quella di pensare ad una regola fiscale intergenerazionale secondo la quale ad ogni euro destinato al welfare verso gli over 65, dovrebbe corrispondere un euro da destinare  ai programmi per i giovani.
Non a caso il relatore ha utilizzato il termine “suggestione: nessun partito ha interesse ad agire in questo modo a meno che non si crei un patto trasversale  tra tutti partiti incentivato da  una forte pressione che arrivi dalla società civile degli anziani che superi l’egoismo intergenerazionale.