Evento organizzato con il supporto di MAART  29 Settembre 2020 
 
Relatrice e guida: Dott.ssa Simona Carioni di MAART 
 
Sintesi a cura di Tiziana Orsini                 
 
La serata, dedicata alla figura di Fernanda Wittgens (1903-1957), direttrice della Pinacoteca di Brera e Soprintendente, grande esempio di resilienza alle avversità, di intelligenza e di capacità organizzativa, potrebbe essere la prima di una serie di tour culturali, musicali e artistici realizzati in modalità virtuale, almeno fino a quando non potremo riprendere in sicurezza visite guidate in presenza.
 
 
Il Tour
 
 
Due gli argomenti chiave sui quali la Dott.ssa Carioni ha impostato la sua presentazione: una grande figura femminile e la guerra, tema quest'ultimo ancora profondamente attuale, anche se le guerre oggi in atto nel mondo sono condotte con armi e metodi molto diversi rispetto a quelli del tempo in cui è vissuta Fernanda Wittgens.
Figlia di un professore di Lettere del Ginnasio-Liceo “Parini”, Fernanda si laurea in Storia dell’arte con Paolo D’Ancona, comincia la sua attività lavorativa come insegnante, fa la giornalista e poi approda a Brera con la modestissima qualifica di “operaia avventizia”. Ma come lavora lei non lavora nessuno: non ci sono orari, non ci sono limiti al suo impegno di studiosa, di ricercatrice, di organizzatrice. Il suo sodalizio professionale e umano con il Soprintendente Ettore Modigliani di cui è, fin dal 1930, apprezzatissima assistente, sarà lunghissimo e fruttuoso e resisterà alle leggi razziali – Modigliani è ebreo e in quanto tale verrà allontanato dall’incarico- alla guerra, alla prigione, alle distruzioni.
Nel 1940 vince il concorso per il ruolo di direttore dei musei e gallerie e la sua sede di lavoro non può che essere la Pinacoteca di Brera: lei e Palma Bucarelli, storica direttrice della Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma, sono le uniche donne che, in quegli anni, ricoprono in Italia tale incarico, divenendo entrambe, successivamente, Soprintendenti. Durante gli anni della guerra Fernanda non solo mette in salvo i capolavori conservati nella Pinacoteca, ma dobbiamo a lei anche la salvezza del Cenacolo Vinciano.
Mettere in salvo dai bombardamenti e dai nazisti la preziosa bellezza che le è affidata, è un’impresa titanica che realizza grazie alla rete di conoscenze, alla sua capacità di coinvolgere, di raccogliere fondi, di chiamare alla responsabilità privati e istituzioni culturali.
Sceglie dunque le opere da salvare e le fa imballare; gli operai e una rete di volontari lavorano gratuitamente; le opere vengono portate in varie sedi, tra le quali il Castello di Carpegna nelle Marche, ma soprattutto nel nuovo Palazzo delle Colonne in Via Verdi. La statua in bronzo di Napoleone, del Canova, viene protetta con una impalcatura; con la stessa tecnica vengono protette diverse opere incluso il Cenacolo Vinciano.
I faticosissimi trasferimenti finiscono nel giugno del 1943, con ottimo tempismo: nella notte fra il 7 e l’8 agosto, la Pinacoteca è colpita e devastata.
 
 
Ma Fernanda Wittgens non si limita a proteggere le opere d’arte: il suo coraggio e la sua generosità, uniti al suo prestigio personale e alle amicizie su cui poteva contare, ne fanno anche una protettrice di familiari, amici, perseguitati politici, ebrei, che grazie a lei riescono ad espatriare. La sua amica medico, Adele Cappelli Vegni, fa della sua villa sul lago di Como un importante snodo logistico per l’espatrio di ebrei e perseguitati politici provenienti da tutta la Lombardia.
All'alba del 14 luglio 1944, a causa della delazione di un giovane ebreo tedesco collaborazionista, al quale Fernanda, inconsapevole, aveva organizzato l'espatrio, è arrestata e condannata dal Tribunale speciale a quattro anni di carcere. Resterà reclusa prima nel carcere di Como e poi a Milano, a San Vittore, fino al febbraio del 1945 e in seguito detenuta, fino alla Liberazione, in una clinica milanese.
Dal carcere scrive alla madre bellissime lettere; ecco uno dei suoi pensieri che mirabilmente tratteggia la personalità di questa donna straordinaria:
"Quando crolla una civiltà e l'uomo diventa belva, chi ha il compito di difendere gli ideali della civiltà, di continuare ad affermare che gli uomini sono fratelli, anche se per questo dovrà ...pagare? Almeno i così detti intellettuali, cioè coloro che hanno sempre dichiarato di servire le idee e non i bassi interessi, e come tali hanno insegnato ai giovani, hanno scritto, si sono elevati dalle file comuni degli uomini. Sarebbe troppo bello essere intellettuale in tempi pacifici, e diventare codardi, o anche semplicemente neutri, quando c'é un pericolo. L'errore delle mie sorelle e tuo è di credere che io sia trascinata dal buon cuore o dalla pietà ad aiutare, senza sapere il rischio. È invece un proposito fermo che risponde a tutto il mio modo di vivere: io non posso fare diversamente perché ho un cervello che ragiona così, un cuore che sente così”.
 
E ancora:
“«Persino nella galera può essere salvato “l’umano” dal “bestiale”: e l’arte è forse una delle più alte forme di difesa dell’“umano”».
 
Sembra di risentire le parole del principe Myškin.: “Il mondo sarà salvato dalla bellezza!”.
 
Ma la detenzione, invece di avvilirla, sembra aver moltiplicato le sue energie:
Non dette quasi all’usciere il tempo di annunciarla. E mi vidi davanti una donna diversa da tutte le altre. Un erudito avrebbe immaginato in lei Pallade – Athena: io pensai a una Walkiria. Il nome me lo ripeté lei, allungandomi la mano: “Sono Fernanda Wittgens”».
Queste le parole di Antonio Greppi, primo Sindaco della Milano appena liberata, quando nell’estate del 1945 incontra la donna che diventerà, da Soprintendente, la mente e l’anima della Pinacoteca di Brera. 
 
La Pinacoteca restaurata viene inaugurata il 9 Giugno del 1950.
 
Fernanda introduce grandi novità negli allestimenti, e fra queste la ricostruzione della cappellina dell’oratorio di Mocchirolo di Lentate, mediante la trasposizione in Brera degli affreschi ivi conservati, riceve la donazione del ciclo di affreschi della scuola di Giovanni da Milano per la cappella di San Giuseppe, si impegna per l'apertura di un laboratorio di restauro che però riuscirà a vedere la luce soltanto dopo la sua morte.
Acquisisce, grazie alla donazione degli Amici di Brera, la seconda versione del dipinto “la cena in Emmaus” di Caravaggio e nel 1952 si attiva per una incredibile raccolta fondi per acquisire e portare a Milano la Pietà Rondanini, a tutt'oggi unico capolavoro di Michelangelo presente a Milano.
Si occupa anche della ricostruzione del museo Poldi Pezzoli.
Ed è lei, nei primi anni Cinquanta che, contro corrente, affrontando grandissime difficoltà e assumendosi forti responsabilità, affida il restauro del Cenacolo all’équipe di Mario Pellicioli, nonostante il parere contrario del direttore dell’Istituto Centrale del Restauro che metteva in dubbio l’opportunità di restaurare il capolavoro di Leonardo, giudicandolo irrimediabilmente perduto. Fernanda vince anche questa scommessa quando il bisturi del restauratore solleva la pittura annerita sulla mano di Giuda e sotto di essa s’intravvedono i colori leonardeschi.
Fedele all'obiettivo che coltivò per tutta la sua vita, di diffondere quanto più possibile l’arte e la cultura, decide di organizzare all’interno della Pinacoteca, qualcosa di totalmente nuovo: le attività didattiche. E le rivolge non soltanto a studenti e docenti, ma anche a gruppi di lavoratori e alle famiglie, attraverso visite guidate rispettivamente diurne, serali e domenicali. La sera addirittura dalle 21.00 alle ore 23.00!.
Sotto la sua direzione, la Pinatocoteca di Brera diventa luogo d’incontro, di formazione, centro di cultura, si apre ai concerti e alle sfilate di moda, accoglie congressi internazionali di medicina, ospita mostre fotografiche. È la formula del “museo vivente”, aperto alle diverse forme di arte e di scienza. Nel 1956 l’iniziativa “Fiori a Brera” con modelle e sfilate di moda, nel giro di pochi giorni porta a Brera 200.000 persone!
Fernanda Wittengs muore l'11 luglio 1957. Le è stato dedicato un cippo all’interno del Giardino dei Giusti nel parco del Monte Stella, un luogo simbolico in memoria di donne e uomini che, nel loro tempo, sono stati esempio di resistenza morale e civile contro tutti i genocidi.
 
 
La storia di questa donna eccezionale è raccontata in un libro, «Sono Fernanda Wittgens». Una vita per Brera (Skira), a cura della critica d’arte Giovanna Ginex che ne ricostruisce con sensibilità tutte le sfaccettature.