Progetti e strategie per convivere con i mutamenti ambientali, economici e sociali

Relatore: Prof. Carlo Gasparrini
 
Architetto e urbanista, docente di Urbanistica presso l'Università Federico II di Napoli dove è stato tra i fondatori del Dipartimento di Urbanistica. E'autore di numerosi e importanti piani e progetti urbanistici, territoriali e paesaggistici, oltre che di un ricco catalogo bibliografico.
 
L’intervento del Prof. Gasparrini è stata una straordinaria occasione per il Club di condividere alcune riflessioni e percorsi di ricerca sulle città che sono oggi oggetto di studio e di interventi a livello nazionale e internazionale.
La prima immagine che ci viene presentata ben rappresenta una metafora per illustrare la resilienza: essere resilienti significa adattarsi alle diverse condizioni, così come le zampe degli uccelli si adattano alle diverse situazioni ambientali, ciascuna di esse con una propria specificità.
Finora- afferma il relatore - abbiamo costruito le città “con un’unica zampa”, - la zampa di attacco al suolo - ma questa è una fase in cui dobbiamo riscoprire una specificità geografica delle città.
Attraverso il PNNR si dovrà intervenire profondamente sui nuovi assetti urbanistici in quanto la situazione è profondamente cambiata: siamo di fronte a fenomeni globali dirompenti e ineludibili.
La vera svolta è stato il Piano europeo per l’ambiente varato un anno prima della pandemia e che segna una cesura storica rispetto alle politiche precedenti sulle questioni ambientali.
 
 
Il mondo è illuminato dalle città quasi senza soluzione di continuità, ma non si deve pensare alle città in modo circoscritto al loro centro: (Inserire immagine da Google earth) le città sono costituite da una dispersione insediativa in cui convivono pezzi di campagna, depositi, agricoltura, cave dismesse, ecc, e non sarà semplice trovare una sintesi fra dispersione e concentrazione.
Vengono quindi poste alla nostra attenzione le cinque grandi questioni che hanno attraversato gli ultimi 20 anni e le linee di prospettiva.
Cambiamento climatico e adattamento ai rischi ambientali. Sono fra gli aspetti più studiati in quanto si collegano ad altri rischi. Nei piani di contrasto al cambiamento climatico si deve tenere conto di una dimensione multi rischio (temperatura, salute delle persone, sicurezza idrogeologica, sicurezza  idraulica..) quindi di un complesso di questioni che non siamo abituati, a livello nazionale, a trattare con la necessaria intersezione.
Crisi economica: si sta muovendo tra globalizzazione e deglobalizzazione.
Un esempio visivo di quanto siamo tutti interdipendenti. 
 
 
 
A seguito della crisi del 2008 e della conseguente finanziarizzazione dell’economia, una importante reazione è stata l’Agenda ONU 2030
e le ricadute economiche con la realizzazione di nuove forme di economia (per esempio l’economia circolare).
La polarizzazione tra concentrazione della ricchezza e dinamiche di impoverimento: la marginalizzazione è un dato oggettivo che si riverbera anche nelle nostre città amplificando i problemi già in essere con la presenza degli immigrati. L’Istat ha rilevato nel 2020 in Italia un aumento di un milione di nuovi poveri assoluti. Il relatore ci consiglia l'interessante saggio di Bernardo Secchi "La città dei ricchi e la città dei poveri".
 
 
Pandemia è il quarto fenomeno globale che abbiamo davanti e che ci ha dato la consapevolezza di quanto sia importante la salubrità delle nostre città.  Wuhan, dove tutto è cominciato, è una moderna metropoli industriale e polo terminale della rete ferroviaria che porta a Duisburg in Germania, che in uno spazio abbastanza concentrato conta 11 milioni di abitanti. Quasi lo stesso numero di abitanti si trova in Lombardia, dove la regione può essere vista come una città diffusa fatta di tanti centri urbani.
 
 
 
La dispersione insediativa e le condizioni ambientali della regione, già pessime prima della pandemia, hanno senza dubbio favorito la diffusione della stessa, e non solo in Lombardia.
 
Il quinto contesto in cui ci collochiamo riguarda un diverso mercato del lavoro tra smart working e better life.Molto significative sono le percentuali riferite ai lavoratori dipendenti, ai quali si deve aggiungere una quota rilevante di autonomi. Le ricadute di questo cambiamento sulle città saranno molto importanti e richiederanno una nuova organizzazione delle città stesse.
 
A fronte dei 5 punti precedentemente trattati vengono proposti altrettanti cinque “spezzoni di futuro”, certamente non esaustivi, con particolare attenzione alla questione ambientale, la più critica in questo momento per gli urbanisti in quanto ad essa si collegano nuovi aspetti spaziali, economici e sociali.
La rigenerazione dunque non è un obiettivo solamente fisico, ma di cambiamento profondo delle nostre città, della loro economia, nonché delle forme organizzative della società e tra queste vi è sicuramente il tema dell’inclusione.
 
Energy community è un tema importantissimo per le fondamentali ricadute sull’intero ecosistema terrestre. Il Recovery Plan, ad oggi, ne fa soprattutto una questione di proroga del 110 % degli sgravi , ma non prende  una chiara posizione su questioni quali quelle ben rappresentate nell’ immagine seguente, nella quale sono presenti due opposte strategie di intervento.
 
  
 
Eni propone di utilizzare la piattaforma per iniettare CO2 proveniente dalle aziende inquinanti, laddove Saipem propone una soluzione in grado di accorpare eolico, fotovoltaico galleggiante e produzione di idrogeno verde. La prima soluzione “incoraggia” le aziende a continuare a produrre CO2 “mettendo la polvere sotto il tappeto” nella pancia dell’Adriatico, la seconda invece, a produrre energia da fonti completamente rinnovabili garantendo elettricità a 500.000 famiglie (circa 2.000.000 di persone).
 
 
La direttiva UE, recepita anche dall’Italia, incoraggia la creazione di “Comunità Energetiche” ovvero associazioni di cittadini, di piccole e medie imprese, di attività commerciali ed enti territoriali locali che condividono un impianto comune, producendo energia rinnovabile e condividendo l’energia prodotta o per il consumo immediato oppure per stoccarla in sistemi di accumulo. Il beneficio per i membri che costituiscono la comunità energetica è duplice: da una parte la salvaguardia dell’ambiente comune, con la riduzione consistente di emissioni di CO2 attraverso la promozione di fonti pulite e rinnovabili, dall’altra un importante risparmio sui costi di trasporto dell’energia, che si riflette nell’abbattimento cospicuo dei costi in bolletta. Si tratta insomma di una straordinaria opportunità di sviluppo sociale ed economico, che può realmente avviare la transizione energetica del nostro Paese.
 
Waterscape
 
La città di Giakarta, nella quale l’arch. Gasparrini è stato chiamato per alcuni interventi, è ormai sott’acqua.  I motivi sono molteplici: dall’ innalzamento dei mari, ad altri che si cumulano quali l’abbassamento del suolo, l’eccessivo sfruttamento della falda, l’avvento di tzunami e di forti mareggiate; i bambini ormai sono abituati a vivere nell’acqua. Ma anche a queste situazioni estreme è possibile trovare delle soluzioni che ricostruiscano in modo sostenibile gli ecosistemi marini. Ci sono esempi in Olanda dove si sta “correggendo” la geografia immettendo grandi quantitativi di sabbia per mantenere il dislivello tra l’acqua esterna e i “paesi bassi” e negli States, a New Orleans e a New York, dove l’inserimento di grandi aree verdi e parchi lineari consente la gestione delle esondazioni e l’elenco potrebbe essere ancora lungo.
 
Drosscape, le aree di scarto e la creatività nel riciclo. Se si fa una mappa degli scarti delle nostre città emerge un quadro impressionante. “La città degli scarti” sembra essere un altro pezzo del nostro futuro, ma esistono anche in questo caso realizzazioni che hanno consentito una trasformazione dei luoghi di scarto in luoghi di svago, cultura e anche con un ritorno economico. Un’area della cultura con milioni di visitatori,– la più grande discarica di New York , che, con una ventennale opera di riconversione  sta diventando un immenso parco , Copenhagen dove è stato costruito un inceneritore vicinissimo al centro storico – sul tetto dell’edificio si scia, si fa free climbing , c’è anche uno skilift e l’energia prodotta fornisce energia ad una parte rilevantissima della città.
  
Green infrastructure definita dall’omonima strategia europea in vigore dal 2013 come “una rete di aree naturali e seminaturali pianificata a livello strategico con altri elementi ambientali, progettata e gestita in maniera da fornire un ampio spettro di servizi ecosistemici. Ne fanno parte gli spazi verdi (o blu, nel caso degli ecosistemi acquatici) e altri elementi fisici in aree sulla terraferma (incluse le aree costiere) e marine. Sulla terraferma, le infrastrutture verdi sono presenti in un contesto rurale e urbano".
 
i.     
 
 Come si vede, le aree verdi si infiltrano lungo le strade e anche negli spazi abbandonati, negli scali ferroviari, nelle cave.Sei blocchi della sua famosa urbanizzazione a griglia sono stati già pedonalizzati, liberando dalle macchine le strade interne a nove isolati. Nelle “superilles”, o “superblocchi”, i bambini sono tornati a giocare in strada e anche gli adulti approfittano dei nuovi spazi per ritrovarsi nella pausa pranzo attorno ai tavoli e sulle panche installate dall'amministrazione guidata da Ada Colau. Il progetto punta alla pedonalizzazione di 503 superblocchi, per liberare dalle macchine il 60% delle strade ora invase dal traffico, riducendo del 21% la circolazione automobilistica in città, anche grazie alla promozione della mobilità dolce via bici, con l'apertura di 300 chilometri di nuove piste ciclabili, e grazie alla limitazione dei tempi di attesa nel trasporto pubblico a un massimo di 5 minuti. Questo ultimo riferimento ci porta al quinto e ultimo tema.
 
Slow mobility  
 
Un esempio significativo a noi vicino (ancora ci arriva dalla Spagna) di cosa significa “mobilità dolce” è la rigenerazione del fiume Manzanares a Madrid. Il fiume, che racchiude un triste passato di inquinamento, è stato protagonista di un’ampia rivoluzione ambientalista e di sviluppo economico del territorio. Il parco fluviale-urbano dall’architettura futurista, che lo costeggia per 10 chilometri, sotto il quale è interrato dal 2008 un gran tratto della famigerata M-30, la tangenziale più trafficata e più intasata di Madrid, è oggi il “buen retiro” per tanti madrileni, ma anche una nuova attrazione turistica lontana dal centro che contribuisce a far sbocciare quei quartieri meridionali dagli anni Settanta soffocati dallo smog e relegati all’isolamento urbanistico. La trasformazione che parte dagli argini del fiume investe i quartieri vicini abitati da almeno 700mila residenti. 
 
 
Il relatore si concede una digressione in merito ad un progetto al quale sta lavorando su un possibile recupero dell’ex ferrovia Messina – Palermo che, incastrata nella città, potrebbe essere trasformata in un nastro ciclo pedonale e prestarsi ad ospitare mostre e attività sportive. Ma la vera icona del recupero e riappropriazione degli spazi dismessi- dice- è a New York dove, dalla più grande discarica del mondo sta nascendo un parco grande tre volte Central Park. L’opera sarà completata nel 2036.
 
 
La relazione si chiude sull’immagine di Piazza Tevere a Roma, uno spazio lungo 500 m sul Tevere – rigenerato a cura dell’Associazione Tevereterno di cui Carlo Gasparrini è uno dei fondatori, un’immagine emblematica di come anche in una città dalle enormi complessità come Roma, pedonabilità,
ciclabilità, battelli, canoe, canottaggio possano essere altrettante forme attraverso cui questo nastro del fiume diventa praticabile per la città.
 
 
Siamo di fronte ad una svolta-conclude il relatore- e non  possiamo sprecare l’occasione che ci deriva dall’applicazione del Piano europeo per l’ambiente che avrà anche ricadute importanti per una nuova economia.Serve un progetto europeo e nazionale che interessi le città metropolitane, le città medie, le nuove coalescenze territoriali che si esprimono anche nelle aree interne, mettendo il territorio al centro del green deal.