Un confronto tra le performance economiche di Italia e Spagna

all’ interno del contesto europeo e mondiale

 

Relatore Stefano Boccadoro

CEO Open Capital Partners

 

Stralci della relazione a cura di Tiziana Orsini

Tutte le slide reperibili in “Ulteriore documentazione”

Note del relatore a commento di alcuni indicatori.
 
 
1) La Spagna (48 mln di abitanti vs 60 mln Italia) ha però una estensione geografica molto più grande della nostra, caratteristica quest’ultima non secondaria a medio termine per lo sfruttamento delle risorse minerarie.
2) Il vantaggio del PIL italiano su quello spagnolo è dovuto alla nostra imprenditoria fino ad oggi una delle migliori al mondo (terzo esportatore di manufatti al mondo con un export tra i più importanti al mondo nel settore della manifattura).
L’industria italiana che nasce tra il 1948 e il 1950 recupera quindi in pochi anni un enorme gap; purtroppo in questi ultimi anni l’Italia sta vivendo un grande rallentamento nella ricerca.
3) Il PIL pro capite - 40 k Italia vs 35 k Spagna- è maggiore, tuttavia la crescita del PIL italiano è molto inferiore rispetto alla Spagna (0.7 vs 3.2).
4)Al contrario il patrimonio individuale è quasi del 50% superiore rispetto alla Spagna (77 K€ vs 40K).
Il relatore spiega con una metafora che l’Italia per anni ha fornito beni e servizi sottocosto – mamma indebitata e figli ricchi: ogni servizio sottopagato è un trasferimento di ricchezza dalla mamma al figlio. Un esempio per tutti è il costo del trasporto pubblico che è tra i più bassi al mondo.
 
5) Nonostante il nostro tasso di disoccupazione, 3.8% sia inferiore a quello spagnolo del  7.5% occorre tuttavia sottolineare che l’imprenditoria italiana non sta investendo in ricerca e sviluppo.
Resta troppo bassa la spesa pubblica (4.2%) per l’istruzione laddove investire in istruzione significa aumentare le capacità della popolazione di generare nuova ricchezza.
Su istruzione e sanità non si deve risparmiare: anche se in sanità spendiamo un po' di più della Spagna dobbiamo tenere presente che l’età media degli italiani è di 48 anni vs i 43 della Spagna il che comporta una maggiore spesa.
 
6) Altro punto chiave riguarda il tasso di fertilità 1.2 per ogni donna in Italia e 1.26 in Spagna.
Entrambi ben al di sotto del tasso di stabilità fissato in 2.1 numero medio di figli per donna, per garantire il ricambio generazionale senza migrazioni.
L’Italia ogni anno perde due città come Piacenza e Parma – circa 300.000 persone – e questo dato influisce non solo sul mercato del lavoro, ma, a tendere, influirà anche su quello immobiliare.
 
7) Se si guarda alla crescita della popolazione in età lavorativa tra i 15 e i 64 anni, tra il 2021 e il 2024, in Spagna è cresciuta in totale del 2.8% in Italia ha il segno meno 0.6%.
Noi abbiamo quindi meno persone che lavorano e questo significa meno contributi per le pensioni con un enorme problema strutturale per il futuro laddove la Spagna sta compensando con l’immigrazione la crescita zero della popolazione domestica: immigrazione significa popolazione, manodopera, che andrebbe canalizzata e formata.
 
8) Altro tema riguarda la performance italiana e spagnola sul turismo che in Spagna risulta più distribuito in tutti i mesi dell’anno rispetto al picco dei mesi estivi in Italia.
Una maggiore distribuzione del turismo implica una migliore qualità dei servizi dove la Spagna sta facendo più investimenti: nei primi 10 aeroporti del mondo ci sono 2 spagnoli Madrid e Barcellona, Roma è al 10° posto e Malpensa e Linate rispettivamente al 22° e 58° posto.
E’ fondamentale aumentare la logistica per rispondere alle tre “e” per attrarre visitatori (easy to go, easy to visit, easy to use).
Bene lo spread che risente della stabilità politica e della valuta stabile sotto l’ombrello europeo.
Nella UE oggi i paesi trainanti sono quelli che una volta venivano definiti “PIGS” e in Italia il sud oggi è motore dello sviluppo.
In chiusura il relatore ricorda l’importanza della ricerca: Italia spende 1.3% sul Pil, un terzo rispetto alla media OCSE e a quella europea, ma occorrono anche maggiori aggregazioni e dimensioni d’impresa.